It’s all lies, Darling

«Ciao Jim.»
«Hey Duca, come te la passi»
«Non lo so Jim, non ci capisco più un cazzo. Se ti dico che mi è successo stanotte non ci credi.»
«Oh no Duca, ti credo. Lo so che sei più pazzo di un cavallo. Che hai combinato stavolta?»
«Non so neanche da dove cominciare… una storia pazzesca, di quelle che senti raccontare da un esorcista o dalle vecchiette che credono nelle streghe. Sono tramortito.»
«Porca puttana Duca, ti sei completamente bruciato il cervello a forza di oppio e assenzio. Inizi a farmi preoccupare sul serio. Streghe ed esorcismi? Ma di che cazzo stai parlando?»
«Ho incontrato il Diavolo, Jim.»
«Hey, vaffanculo. Non ho voglia di stare ad ascoltare le tue solite cazzate da oppiomane scoppiato quale sei. Devo portare il cane a pisciare, ci sentiamo.»
«No, devi ascoltarmi. Ti prego, tu sei il mio unico amico.»
«Preferisco friggere le patate piuttosto che vederti sprofondare nella pazzia e non sapere come aiutarti. Stai devastando tutti con questa vita di merda che fai, ma non ci pensi a Clarissa?»
«Ecco, è proprio di lei che è venuto a parlarmi, quella strega falsa e maledetta.»
«Ma che c… oddio Duca, ma ti senti?»
«Ascolta, devi credermi. Quel figlio di puttana mi ha fatto vedere delle cose che riguardano proprio lei.»
«Quindi hai incontrato il Diavolo che ti ha rivelato delle cose su Clarissa…»
«Cose terribili, Jim. Una mistificatrice balorda in grado di mentire abilmente.»
«Ora sono proprio curioso di sapere cosa ti ha detto.»
«Non me le ha dette, Jim, me le ha fatte vedere.»
«Certo. Proiettate al cinema, ti ha offerto pure i popcorn?»
«Sei uno stronzo, Jim.»
«Avanti, ti ascolto. Tanto prima o poi dovrò arrendermi alla realtà dei fatti; che stai impazzendo completamente. Magari questa è la volta buona. Allora, di che si tratta?»
«Stavo andando al Sixtina e…»
«Ecco, a farti una dozzina di fumate d’oppio. Sei uno stronzo Duca. Prima o poi la smetterai di fare il cazzone e ho paura che ne uscirai morto. Comunque, vai avanti.»
«Beh, lui era lì, seduto al mio tavolo dalla parte opposta dove mi siedo io. Cazzo Jim, mi stava aspettando.»
«Certo. E poi?»
«Mi sono avvicinato e gli ho detto che quello era il mio tavolo da sempre e che lì dentro tutti sanno che mi ci siedo solo io. Ha fatto una smorfia di sfida e mi ha detto che lo sapeva. Poi mi ha invitato a sedermi, come se fosse lui il padrone. E mi ha subito offerto una pipa.»
«Ammesso che tutto questo non sia un’allucinazione partorita dalla tua testa bacata, non ci hai pensato che fosse uno scherzo? Magari qualcuno che si sta vendicando di qualche tua stronzata…»
«Ascolta Jim, ho preso la pipa e mi sono seduto sul cuscino e gli ho chiesto chi fosse. “Un’amico che sa di alcuni tradimenti di cui sei vittima”, mi ha risposto. “E che vuole aiutarti”, ha aggiunto.»
«Oh Cristo, sei più bruciato di uno a cui lo ha stroncato un ictus cerebrale. Porca puttana, Duca…»
«Beh senti, mi ha teso la mano e detto il suo nome – che non posso pronunciare. Non per un divieto, è una parola muta. Non so se definirlo una persona. Anzi, non so proprio come definirlo. È un’entità al di sopra di ogni potenza umana. La sua mano era fredda come quella di uno morto vent’anni fa. E gli occhi, oddio Jim, cambiavano colore in continuazione come un caleidoscopio. Ed ero perfettamente lucido, non avevo ancora acceso la pipa. È un uomo estremamente bello e forte quanto maledetto e malvagio. Anzi guarda, non c’è parola che contiene l’enorme vastità di schifo che è, ma per qualche ragione non puoi resistergli; il più grande manipolatore di tutta la storia dell’universo.»
«Taglia corto, già mi sono rotto 2/4 di cazzo ad ascoltarti, e non perché non sia interessante, ma perché sei pazzo. Cosa sono queste cose che il Diavolo ti avrebbe rivelato?»
«No, voglio raccontarti tutto per filo e per segno. Mi ha ordinato di accendere la pipa e di fare un tiro. “Per questo genere di informazioni che ti sto per rivelare” mi ha detto “è necessaria una fumata d’oppio. Perché non sarai felice, Duca. Ti serve un cuscinetto su cui cadere senza fracassarti gli organi interni, Duca.” Quindi ho acceso la pipa e fatto un tiro. Dopo essersi assicurato che fossi fatto a sufficienza mi ha detto che la mia donna non mi sta lasciando altra opportunità che ucciderla.»
«Clarissa…»
«Sì, proprio lei. La donna di cui sono innamorato e che a quanto sembra mi ha solo ingannato.
«Duca, tu sei innamorato di Clarissa, Ariana e Adele. Con la differenza che Clarissa non la sfiori più neanche col pensiero ormai, e solo dio sa il perché.»
«Perché è quella che amo più di tutte e che ho sempre paura di perdere. Sai come si dice, no? Chi disprezza compra.»
«Non funziona sempre così, Duca. O meglio funziona solo fino a un certo punto. Poi la gente, per quanto possa amarti, a un certo punto si rompe il cazzo e le cose semplicemente cambiano. Specie per una donna che sa di non essere l’unica. E ogni uomo adulto e consapevole, tra parentesi caratteristiche che non ti appartengono assolutamente, sa che le donne sono come piante che vanno curate. Tu invece con questa storia del chi disprezza compra fai solo danni, e a un certo punto ti ritrovi a essere vittima dei tuoi stessi errori. Io penso che tu abbia avuto un incubo e che la tua stessa coscienza stia cercando di dirti qualcosa. Il Diavolo che dici di aver incontrato è il Diavolo che c’è in te… quello sei tu. Hai avuto un brutto trip, Duca.»
«Jim, ci hanno visti; Xin si è avvicinata a pulire la pipa e a chiederci se desiderassimo “altro”. Io mi sarei fatto fare volentieri la solita sega del sabato sera, ma quell’altro l’ha mandata via solo con lo sguardo. Dev’essersi impaurita. Comunque questo per dirti che ci sono testimoni, puoi chiedere a Xin.»
«Lasciamo stare Xin, ancora devo pagarle quella sessione di pompini di capodanno. Ti decidi allora? Cosa ti avrebbe mostrato il Diavolo?»
«Mi ha fatto sdraiare e coperto gli occhi con due złoty bollenti. Mi friggevano le palpebre, Jim. Poi si sono freddati all’istante. Una cazzo di storia pazzesca, Jim. Te l’ho detto. E a un certo punto mi ha detto che le visioni che stavo avendo rispecchiavano la realtà corrente, ossia quello che stava facendo Clarissa in quel preciso istante.
L’ho vista in un vestito nero di pizzo succinto, diabolicamente bella. Era in un posto che non ho mai visto e ballava ondeggiando i fianchi proprio nel modo in cui fa l’amore sopra di me. Si accarezzava i capelli, si stringeva il seno fra le mani, giocherellava col bordo del vestito come se volesse mostrare le cosce a qualcuno davanti a lei. In quel momento ho avuto un’erezione micidiale e l’ho desiderata più di ogni altra donna. Ma a un certo punto, Jim, una doccia fredda. Si è seduta sopra a qualcuno, un uomo di colore di cui non mi era consentito vederne la faccia. Ha preso le sue mani e se l’è messe sul seno, le guidava lungo il suo corpo come una mappa da leggere con cura.»
«Cazzo Duca, stai andando completamente fuori di testa. Clarissa è dai genitori fuori città e torna a Settembre. Duca, te lo ricordi questo? Resta con noi, per l’amore del cielo.»
«Jim, Clarissa è da qualche parte a fare pompini a un cazzo che non è il mio.»
«E con questo? Anche tu ti fai rincoglionire di pompini da chiunque. Anche se tutta questa storia fosse vagamente vera, non avresti il diritto di dire una parola. Clarissa è bella, intelligente, sensibile e ti ha amato finché non si è accorta di tutte le bugie che le hai rifilato da quando vi conoscete. Non puoi trattare male la gente e aspettarti di ricevere un comportamento corretto. Chi cazzo ti pensi di essere, Duca? E comunque resto dell’idea che tutto questo è frutto della tua paranoia combinata al consumo di oppio che ti sta conducendo diretto alla pazzia.»
«Io amo Clarissa, Jim. L’ho amata e la amo enormemente. Lei no. Ho visto altre cose dopo. A un certo punto, in un modo che non so spiegare, è come se fossi entrato nella sua testa e avessi avuto accesso a ogni suo pensiero. Io non ero lì, nella sua testa c’era solo lei. Stava pensando che il tizio era estremamente bello ma poco sensuale. E che non le piaceva come la stava scopando.»
«Hey, hai bisogno di aiuto.»
«Ho visto l’atto d’amore della mia donna con uno sconosciuto dall’inizio alla fine. Ed è stato atroce. Ho scoperto che è bravissima a fingere a letto. Il tizio era convinto d’averla fatta felice e d’esser diventato il suo sogno erotico permanente. Ce l’ha proprio fatto credere, ma lei invece pensava che non l’avrebbe mai più rivisto dopo, e che però sentirsi desiderata da più uomini era una sensazione per cui valeva la pena scoparsi pure quelli che non l’appagano. A un certo punto ho sentito nelle orecchie un suo pensiero, lucido e lineare come se l’avesse detto ad alta voce: mi piace fare l’amore con la mia vanità. E che non esiste amore ma solo bugie finalizzate a giustificare qualche residuo di amor proprio sotterrato sotto alla menzogna che fosse innamorata di me. Jim, Clarissa non mi ama e se ne sta accorgendo solo ora. Ha mentito a tutti e due, l’unica cosa che per lei conta è sentirsi desiderata.»
«Beh, non è lo stesso principio per cui anche tu vedi Ariana, Adele e Sara?»
«Non lo so, potrebbe essere. Ma questo il Diavolo non me l’ha detto.»
«E cosa ti avrebbe detto?»
«Che è una sciagurata serpe bugiarda e vanitosa e che la Vanità è un peccato che punisce severamente, e che era proprio di questo che voleva parlarmi.»
«Parlarti di cosa? Vai avanti.»
«Della punizione.»
«Cosa cazzo… Duca, oddio santo…»
«Devo ucciderla, Jim. Mi ha mentito per tutto questo tempo.»
«Duca, sto per chiamare la polizia.»
«Hey, tu non hai idea di che sto parlando. Spero che un giorno incontrerai quell’infame spione e che ti ricrederai.»
«Grazie, è proprio un bell’augurio da parte del mio migliore amico.»
«Jim, ho letto nella sua mente. La stronza è più sporca di una fogna intasata. Ha veramente della bella merda nel cervello.»
«Guardati la tua, di merda, Duca. Anche tu non sei messo bene…»
«Cosa dovrei fare ora?»
«Smettere di drogarti e di bere e farti vedere da uno bravo, Duca.»
«Jim, sono serio…»
«Anche io Duca. Stai impazzendo, ecco qual è il tuo problema.»
«Il Diavolo mi ha fatto una proposta. Quel bastardo usa le tue debolezze per trarre vantaggio. Ovunque si diffonda sangue e odio lui guadagna vittime eterne condannate alla sua malvagità.»
«Che proposta ti avrebbe fatto?»
«Eliminarla e concederla a lui per sempre.»
«Adesso basta, vattene da casa mia. E se succede qualcosa a Clarissa, se qualcuno le torce anche solo un capello, se la deve vedere con me.»
«Con te? E che cazzo c’entreresti tu?»
«Me lo impone il buon senso di fermare un amico sulla soglia di un omicidio. Salverei la vita a te e ad altra gente che rischia di imbattersi in te. Non sto scherzando Duca, sei più flippato di un flipper inceppato. Ma cosa cazzo vorresti fare? Ti rendi conto delle tue parole o sei completamente bruciato? Clarissa è la tua donna, gliene hai fatte di tutti i colori e se anche fosse vero che si è scopata un Senegalese dovresti avere l’umiltà di accettarlo e varare la vaga ipotesi che potresti averla portata tu a comportarsi così, con la tua penosa condotta di infame quale sei. Duca, io sono tuo amico, chi altro dovrebbe dirti queste cose? Il Diavolo, gli złoty bollenti, le rivelazioni… devi fermarti. Ti sei visto allo specchio? Pesi trenta chili e sei itterico. Duca, obiettivamente, tu sei un rifiuto umano. C’è una parte buona in te, ma non la nutri. E adesso ti sei inventato tutta questa cazzata perché temi che gli altri possano fare a te quello che tu gli fai.»
«No Jim. Io Clarissa la amo per davvero, lei no.»
«Duca, tu non ami lei, tu ami le cose che mette nei tuoi spazi interiori vuoti. Lei riempie i tuoi buchi affettivi. E poi è bella, questo facilita tutto.»
«Smettila, cazzo. Mi stai facendo paura.»
«Certo che hai paura, Duca. La verità è violenta, ti prende a pizze in faccia ma per qualche motivo è impossibile viverci senza. Tu invece sommi valanghe di bugie su bugie e rifuggi sempre dalla realtà. Ti sei talmente convinto di certe stronzate che ora le confondi con il reale andamento del mondo. Duca, tu non reggi tanto così. Smettila di drogarti, per dio.»
«Jim, il Diavolo mi ha detto di farmi trovare nello stesso luogo alla stessa ora di stanotte. Devo dirgli cosa voglio fare. Se rifiuto la sua offerta vado dritto all’Inferno tra quelli impazziti male.»
«Lo vedi? In qualche modo lo sai di stare ad impazzire. Duca, andiamo all’ospedale…»
«Ma come, non dovevi friggere le patate e portare il cane a pisciare?».

mentre scrivevo:

sull’intelligenza

Ho visto il tempo scorrere pesante e scivolare sul dorso di una giornata sprecata.
Sono rimasta al cospetto della porta che hai chiuso silenziosamente con l’ultima frase che stavo per dirti quando era già tardi: nella mia casa si entra bussando e si esce salutando.
Ma purtroppo non ho avuto la soddisfazione di vedere il tuo sguardo prepotente e tu che scivoli traballante sulla fragile certezza che stessi facendo la cosa giusta.

La vita ti ha preso a pizze in faccia e non ti ha mai offerto l’opportunità di immaginare almeno un altro modo di intrattenere rapporti se non per mezzo della menzogna. Il paradosso è che sei tu a mettere in dubbio la mia intelligenza solo perché ho sbagliato ad amarti e perché non avrei potuto farlo in un modo diverso da quello che mi appartiene. Ma io invece dubito della tua, di intelligenza, quando mi accorgo che non sei in grado di credere che una come me si sia innamorata di un cesso come te. E la tua unica risposta è la maleducazione emotiva, l’inganno, il sotterfuggi, la dietrologia e una sfilza di giustificazioni insensate su quanto in realtà semplicemente ti piace fottere; ti sei inventato un personaggio docile, amabile e dolce solo perché non hai altro modo di procurarti la fica in giro.
Anche con me hai indossato quest’abito che ti sta stretto come una manetta e che ti condanna a una vita di imbrogli e sin dall’inizio sei partito con la tossica intenzione di ingannarmi solo perché sono sempre stata troppo bella per te.
Mi hai chiesto di darti tutto e quando oggi te l’ho servito su un vassoio d’amore (e non d’argento perché il vizio del denaro non mi appartiene e l’amore è la cosa più preziosa che posso dare), hai risposto che non lo volevi. Perché è sempre molto più importante che ci sia almeno una lei al di fuori di me.

La vita ti ha preso a pizze in faccia e tu hai perso un’altra opportunità di condividere qualcosa di diverso con una persona che nella tua vita di sempre avresti incontrato difficilmente.
Dimmi come posso non dubitare io della tua intelligenza.

mentre scrivevo:

it’s a fool that looks for logic in the chambers of the human heart

Secondo logica se sto indossando i tuoi stramaledettissimi calzini significa che tu esisti. E dev’essersi senz’altro creata almeno una condizione di vicinanza fisica se i tuoi calzini sono rimasti nella mia casa.
Questo è ciò che mi è rimasto di te. E una pala per scavare nelle viscere della terra alla ricerca della mia autostima perduta.
Se riuscissi a capire quale istinto in me prevale, se fossi in grado di fare un po’ d’ordine nelle camere del mio cuore, se solo avessi il coraggio di portarti un’altra e altre mille volte a letto e al contempo non darti la possibilità di decimare a falciate la parte migliore di me, giuro che lo farei.
E invece no. E invece sono ancora ubriaca da una notte che è durata troppo.
Mi avresti dovuta vedere, ho ordinato una pizza alle 4 di notte e l’ho mangiata dormendo. Poi ho spinto il cartone a terra e gli avanzi si sono spiattellati tutti sulla moquette. Stamattina mi ha svegliato il tubare di un piccione che era entrato in camera a mangiare la pizza.
Insomma, non penso d’essere tanto meglio di te. Almeno su alcune cose, tipo il degrado. Per altre invece penso di sì, per parecchie.

Comunque non posso negarlo, la vita senza di te è più facile. Bevo come una dannata e mi rompo le ossa in stato di molesta ebbrezza; prendo a pesci in faccia ogni uomo che si avvicina a me e alle mie amiche mentre siamo al pub per cazzi nostri; rischio le botte per il modo in cui tratto gli sconosciuti; ho un pessima condotta con gli uomini. Sono veramente rari quelli che riescono a essermi amici o che godono della mia quiete interiore.
Tu sei fra quelli che in questo universo interiore umano vasto e caotico ha conosciuto l’intensità, nel bene e nel male. Io non sono capace di mezzi sentimenti, di emozioni pacate, di serenità e quiete interiore. E non sono qui a chiedere scusa perché in confronto a te sono un angelo immacolato del Paradiso Celeste, anche se mi riduco a merda, insulto gli sconosciuti che mi rompono il cazzo e tendo ad incappare in pericoli.
Dico solo che, se fossi in grado di fregarmene di te, io ti porterei nel mio letto solo guardandoti. O almeno ci proverei, con estenuante dedizione.

Mi chiamavo Umberto

Sono seduto su questo mucchio di nebbia da un tempo troppo lungo perché possa quantificarlo. E la cosa peggiore è che ho il vago sentore che non scorre. Ma soprattutto sono sicuro che non posso morire un’altra volta; sono condannato alla contemplazione dei miei errori per l’eternità, e sono incazzato come una bestia. Quel barbone spione di un porco di iddio dice che devo riflettere sui comportamenti adottati nella mia vita passata. Dice che ho infranto una grossa porzione di regole di cui nessuno però mi ha mai detto un cazzo. Sono sempre più convinto d’essere stato vittima di un complotto; come cazzo si fa a non infrangere delle regole se nessuno ti ha mai insegnato a rispettarle?

Ho vissuto fino all’età di 65 anni. Poi un cancro ai polmoni mi ha stroncato la vita ancora prima che potessi compiere altri danni.
Ho messo al mondo tre cani bastonati, due maschi e una femmina. Uno dei due non ha fatto in tempo a lasciare eredi infelici su quel pianeta che ora guardo da una bolla di sapone; è morto a 24 anni per un incidente stradale. Povero Luca. Almeno lui ha espiato le sue colpe pagando con la vita, e ora mi guarda dall’alto dei cieli. E se mi sputa in testa fa bene.
L’altro maschio adesso ha 55 anni ed è quello che più mi somiglia fra i tre. Un’emerita inconsapevole testa di cazzo. Un ignaro pericolo ambulante che trasforma tutto ciò che tocca o chiunque gli si avvicini in merda. È padre di una faccetta da stronza che non ho mai avuto il dispiacere di conoscere troppo. So solo che è ancora viva e che porta il nome della mia prima moglie, quella che ho ammazzato al tredicesimo aborto.
Nella vita non ho mai avuto voglia di fare un cazzo. Ero un lavativo puttaniere e ingravidatore folle. Ingravidavo pure le porte dai buchi delle fessure. In casa (se così si può definire) non c’era mai niente da mangiare e mia moglie era sempre troppo incinta perché io potessi sfamare tutte quelle bocche. Così la obbligavo ad abortire. All’epoca l’aborto non era una pratica riconosciuta dalla legge, bisognava che s’arrangiasse in qualche altro modo. C’era una tizia nel quartiere che era conosciuta per la sua strabiliante abilità di far buttare giù i bambini. E per un motivo fin troppo chiaro era diventata assidua frequentatrice della nostra casa.
All’undicesimo aborto mia moglie ebbe un’emorragia interna e ci rimase quasi sotto. Ne sopportò altri due. Dopodiché fui imputato della sua morte. Non me ne fregò mai un cazzo. Non mi hanno mai fatto niente. Non ho mai pagato nulla per aver infranto la regola che Iddio dei miei stivali chiama “il rispetto verso il prossimo”.
Anzi, dopo 3 anni ho incontrato un’altra, una suora. Ho ingravidato anche lei, da cui sono usciti altri due eredi della mia bella testa di cazzo.
Nel frattempo i tre figli della mia prima moglie sono stati sparpagliati per l’Italia. Quello che oggi ha 55 anni è cresciuto a Milano, adottato dalla sorella di mia moglie. La femmina l’ha tirata su una mia sorella e il piccoletto, il povero Luca, è cresciuto sbatacchiato da una parte all’altra. Prima a Foggia, dove era nata mia moglie. Poi a Vicenza, Roma, L’Aquila. Fino a che qualche angelo da lassù ha teso una mano e se l’è portato finalmente a casa.
Luca è l’unico dei miei figli che temo. Perché è l’anima che ha un caro prezzo da farsi pagare. È l’unico che può puntarmi il dito contro e dirmi: “Hai infranto tutte le regole che il Cielo e l’Inferno hanno mai stilato”. E spero che adesso sulla mia tomba passi qualche cane a pisciarmi addosso in sua vece.
Del resto e degli altri non me ne frega un cazzo. Tutta questa eterna punizione mi fa solo diventare sempre più orgoglioso dei miei errori. Sono un verme ripugnante; non mi sono mai vergognato di aver ucciso e/o creato danni permanenti a chi nella mia vita mi è stato intorno. È una colpa? A quanto pare sì. A quanto pare ci sono delle “regole comportamentali” da rispettare. Ma dove cazzo stanno scritte queste regole? Che poi, anche se fossero scritte da qualche parte, io non saprei leggerle.

E menomale che portavo il cognome di una famiglia della nobiltà italiana.

mentre scrivevo: