About

«You got to be crazy, you gotta have a real need
You gotta sleep on your toes and when you’re on the street
You got to be able to pick out the easy meat with your eyes closed
And then moving in silently, down wind and out of sight
You gotta strike when the moment is right without thinking

And after a while, you can work on points for style
Like the club tie, and the firm handshake
A certain look in the eye and an easy smile
You have to be trusted by the people that you lie to
So that when they turn their backs on you
You’ll get the chance to put the knife in

You gotta keep one eye looking over your shoulder
You know, it’s going to get harder, and harder, and harder
As you get older
Yeah, and in the end you’ll pack up and fly down south
Hide your head in the sand
Just another sad old man
All alone and dying of cancer

And when you lose control, you’ll reap the harvest you have sown
And as the fear grows, the bad blood slows and turns to stone
And it’s too late to lose the weight you used to need to throw around
So have a good drown, as you go down all alone
Dragged down by the stone

Gotta admit that I’m a little bit confused
Sometimes it seems to me as if I’m just being used
Gotta stay awake, gotta try and shake off this creeping malaise
If I don’t stand my own ground, how can I find my way out of this maze

Deaf, dumb and blind, you just keep on pretending
That everyone’s expendable, and no one has a real friend
And it seems to you the thing to do would be to isolate the winner
Everything’s done under the sun
But you believe at heart everyone’s a killer

Who was born in a house full of pain
Who was trained not to spit in the fan
Who was told what to do by the man
Who was broken by trained personnel
Who was fitted with collar and chain
Who was given a pat on the back
Who was breaking away from the pack
Who was only a stranger at home
Who was ground down in the end
Who was found dead on the phone
Who was dragged down by the stone»

 

È facile parlare di sé per mezzo di citazioni, a volte diventa anche un inganno. E allora calo il sipario, scopro gli altarini: questa è la mia faccia e qui parlerò di me – per quel che mi va di dire.

ii

Sono nata in una calda notte dell’Agosto 1989. A quanto dice mia madre c’era un plenilunio che spaccava le pietre e una quantità indescrivibile di zanzare. Infanzia felice, adolescenza turbolenta, preambolo dell’età adulta un po’ difficoltoso, ma vabè.
Ho frequentato un liceo classico della provincia di Roma. Una volta qualcuno mi disse che da queste parti arrivano gli insegnanti-scarto della capitale. E dopo cinque anni di frequentazione della suddetta scuola queste parole mi suonarono come una rivelazione, della serie: “Ah, ora ho capito perché la prof di Storia dell’Arte sbiascicò un «nun me ricordo, vatt’oo avvede’ sullibbro» quando le chiesi dov’è custodito il Cristo morto del Mantegna.”
Ho preso questo straccio di carta senza aver mai proseguito gli studi all’università. Ci ho provato, but “life is a bitch and you’re gonna marry her” (cit. Bruno da Madeira che conobbi nella fredda Londra). Quindi un po’ a causa delle vicissitudini della vita che non sembravano concordare con l’idea di continuare gli studi e un po’ perché me ne sono fatta una ragione, ho scelto di lasciar perdere e ho iniziato a lavorare.
A venti anni appena compiuti prenotai con un mio amico un volo per Londra e dopo tre mesi partii da sola perché lui fu impossibilitato all’ultimo momento. Avevo trecento euro, una valigia e la fame di ricominciare daccapo. Ora posso dire che quello fu il mio primo tentativo di ricerca della felicità, ma erano cinque anni fa e mi sembra di capire che quando si è giovani e particolarmente predisposti a dure esperienze di vita, cinque anni sono un consistente lasso di tempo durante il quale maturi consapevolezze che prima neanche ti immaginavi – tipo che andar via dalla terra madre solo perché hai bisogno di scappare non ti metterà in salvo.
Ho vissuto per due anni nei pressi di Greenwich dove tutto è verde e gli inglesi parlano con un accento impraticabile. La località si chiamava Blackheath ed è il sogno di ogni quarantenne che vuole mettere su famiglia, cane compreso, rigorosamente Labrador.
Sono tornata da Mamma Roma nel 2011 dove ci ho vissuto per circa tre anni. In questo periodo ho studiato musica ma poi ho lasciato; anche lì spiacevoli esperienze e conoscenze sbagliate. Oltretutto la Lirica richiede un talento particolare per cui non basta essere spinti solo dalla passione per la musica. In realtà la musica classica ha poco di creativo; c’è molta tecnica da applicare sia sul corpo che sulla mente e non è un campo per tutti, anche se ormai basta essere raccomandati dalle persone giuste per farsi imbucare.
Dopo una convivenza travagliata – perché travagliati ci eravamo tutti e due – ma soprattutto dopo cinque anni di vita indipendente sono tornata nel ridente paesino di provincia dove nacqui in quella notte di Agosto. Adesso, dopo quasi un anno, questo ritorno alla base sta volgendo al termine – previo imprevisti.

Mi piace molto l’inglese, sia per la grammatica semplice e di facile immediatezza, sia per il suono delle parole. La trovo una lingua elegante, cerco di praticarla regolarmente e sono piuttosto soddisfatta del livello di padronanza che ho raggiunto.
Mi piace scrivere – il festival della banalità, per davvero. D’altronde non potevi aspettarti molto altro da una che ha fatto il classico e che ha sempre avuto i voti alti in italiano. Fissare a parole i pensieri mi aiuta a crescere perché per scrivere ho bisogno di riflettere. E quindi si innesca un circolo vizioso da cui non credo avrò mai intenzione di uscire.
Mi piace molto la bicicletta, fin da piccola. È una passione che ho riscoperto due anni fa. Per me rappresenta il miglior mezzo per smaltire lo stress.
Adoro la musica ma mi viene difficile elencare i miei generi preferiti perché è una domanda che mi mette sempre in crisi; mi piace molta musica.

Dopo le esperienze e le passioni, passiamo al “su di me” introspettivo.
Tendenzialmente sono una persona che parla quando ha qualcosa da dire. Non ho mai pensato che chi ha qualcosa da dire allora è, al contrario: mi piace la discrezione. Quando sono in compagnia raramente vivo i momenti di silenzio come parentesi di vuoto, anche se so – perché l’ho visto – che a molti stare in silenzio invece crea disagio, ma vabè, problemi loro.
Non sono solitaria, ma me ne sto in disparte. Osservo quello che mi interessa, ascolto quando mi va. Mi piace stare in compagnia quando l’ambiente e le persone che ne fanno parte sono spontanee.
Ma non mi piace descrivermi. È per questo che fino a stanotte avevo lasciato una canzone dei Pink Floyd a parlare di me. Potrei dire moltissime cose ma comportarmi nell’esatto opposto e di base non mi piace ingannare, anche se forse in questo caso parlare di inganno è fuorviante, ma vabè.
Credo che per saperne di più su di me dovresti leggere i post del mio blog. Le cose più interessanti che ho da dire sono scritte lì, per il resto o sto zitta o ridacchio delle disgrazie altrui con i miei amici più intimi.
Buona esplorazione e grazie del tuo tempo.

P.S.: Se ti interessa questo genere di cose, sono mancina. Se invece sei un bigotto convinto che la sinistra sia la mano del Diavolo o che il Mancinismo sia una malattia allora preferisco non averti come lettore del mio blog.

Per info e contatti: forgivebutdontforget@tiscali.it

12 pensieri su “About

    • nella mia semplicità posso piacere, mettiamola così 😛
      come fai ad invidiare un mancino quando tu sei ambidestro? sei l’emblema dell’equilibrio, io invece invidio le persone equilibrate 🙂
      non è un granché essere mancini: non sai usare le forbici, hai problemi a tagliare il pane (almeno io) e per questi motivi spesso vieni scambiato per un disadattato 😀

    • Perché, è un dovere? Credo alle persone che piacciono, sorrido a quelle che sanno farsi piacere ma quelle che devono non le tengo nemmeno in conto. Forse non varrà per ognuno di noi ma, tutti hanno qualità enormi. Scoprirle di per sé è già un viaggio affascinante. Doversi far piacere è un’ incredibile perdita di tempo.
      Almeno, penso.

  1. Eccomi, sono una nuova lettrice, un pò divertita, primo letto qualcosina e poi about 🙂
    e questo mi piace tanto!

    due punti essenziale …
    1-Fissare a parole i pensieri mi aiuta a crescere perché per scrivere ho bisogno di riflettere e quindi si innesca un circolo vizioso dal quale non ho intenzione di uscire.
    2- Non sono solitaria, ma me ne sto in disparte.

    Piaciuttissima … il bello della vita di blogger e propio nel vagabondare e conoscere persone interessanti!
    Have a nice day, Lisa ♡

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