in solitudo

«Dannazione» esclamò a denti stretti nel buio della notte. Stavolta non c’era verso, e sapeva anche il perché. Ricordi. E paure.
Non riusciva a smettere di pensarla, gli girava sinuosa fra cuore e mente. La vide davanti a sé, seduta sul bordo del letto con le gambe accavallate, completamente nuda. Poi la immaginò accendersi una sigaretta e guardarlo con desiderio; i capelli sciolti scendevano composti lungo il seno, e anche le mammelle, dritte e turgide, parevano fissarlo avide del suo sesso.
Nella penombra della stanza, illuminata solo dal lampione della strada, la vide spegnere la sigaretta con fare determinato e avvicinarsi carponi. In quel momento chiuse gli occhi, allungò il collo e fece scivolare una mano in mezzo alle gambe. Avrebbe potuto pensare al culo di Marisa, che ebbe il piacere di palpare due giorni prima, o alle tette della cassiera del BILLA, che contemplava tutti i giovedì con suo fratello Diego, ma quella notte voleva il volto della donna che aveva inciso con le unghie il proprio nome sul suo cuore.
La ricordò nei momenti che precedevano i loro amplessi: spalle dritte, sopracciglia alte, labbra sporgenti e seni penzolanti. Mistica e inafferrabile, lo guardava dritto negli occhi senza battere ciglio. Poi si sedeva su di lui, calda come un diavolo, e lo baciava con passione. Sotto quel vulcano di donna si muovevano fiumi di lava incandescente; il desiderio di fondersi l’uno nell’altra scoppiava prorompente in un luogo imprecisato fra petto e ventre. Senza staccarle le labbra di dosso e bevendo ogni goccia del suo sudore, la ribaltava sul letto. In quei momenti, con i suoi polpacci stretti alla vita, la osservava incantato muoversi sotto di lui; era la visione più bella del mondo. Strusciava il suo corpo su di lei, con particolare attenzione alle zone più sensibili. Stringeva i seni in una morsa soffocante e ci premeva la faccia fino a che aveva fiato. Aspettava che fosse lei, assetata di sesso, a implorarlo di entrare. Ricordò il suo calore, la sua morbidezza, il modo in cui girava gli occhi persa nei meandri del piacere, e si diede una scossa più violenta. Continuò ad immaginarla con i capelli arruffati, i denti che mordevano le labbra e la schiena inarcata, ed esplose immaginando di essere fra le sue gambe.

Si affacciò alla finestra, il cielo notturno era viola e minaccioso e la strada bagnata rifletteva la luce lampeggiante dei semafori. Premette il corpo sul vetro e chiuse gli occhi in una smorfia di rassegnazione; immaginarla nel letto del suo migliore amico gli squarciava sempre l’anima in due.

mentre scrivevo:

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