RACCONTO BREVE

Quella notte aprii gli occhi su un cielo immenso, il buio mi avvolgeva fitto e misterioso. Dritto davanti a me, che giacevo a terra su un tappeto di foglie secche, la Luna splendeva prepotente e rotonda.

Dopo due giorni di digiuno e dopo aver vagato per i sentieri del bosco a piedi nudi, a un tratto non avevo più fame e non mi sentivo più solo. A quel pensiero, sul mio viso apparve del tutto involontariamente un ghigno di complicità, che rivolsi alla mia amica luminosa e affascinante.
L’attimo di quiete che stavo vivendo spazzò via in un solo colpo la preoccupazione di dover trovare una direzione, di segnalare la mia presenza nel caso qualcuno fosse passato di lì. Mi dimenticai di tutto e iniziai a godere minuziosamente della profondità strabiliante del tempo che passa. Così mi misi comodo ad osservare le foglie che, a causa del vento caldo, si alzavano da terra in piccoli vortici per poi riappoggiarsi armoniose a terra, mentre ascoltavo in silenzio le chiome dei lecci oscillare. I rami intrecciati fra di loro si allontanavano e riavvicinavano allargando e restringendo il campo visivo da cui spiavo la pienezza del plenilunio.
Improvvisamente, tutto ciò che mi circondava iniziò a placare i miei turbamenti; mi sentivo come in un’enorme culla che mi proteggeva. Per la prima volta, in quella solitudine, stavo vivendo un senso di armonia e di appartenenza che aveva il sapore degli abbracci di mia madre.
Mi toccai il mento e constatai che il tempo stava sfuggendo al mio controllo, la barba era lunga e crespa. Da quanto tempo ero in cerca di una via?, quando si sarebbe palesato il motivo per cui venni al mondo?, cosa dovevo fare della mia vita e come dovevo farlo?
Tenendo lo sguardo fisso in quel vuoto immenso che si srotolava davanti ai miei occhi, allungai un braccio in cerca della chitarra. La presi in grembo come si fa con una bambina infreddolita e iniziai a pizzicarla. Arpeggiai “sensible heart” e la dedicai al mio cuore di giovane uomo trentaquattrenne.
Dopo inutili affaticamenti, dopo aver brancolato nel buio della mia mente e nelle tenebre di un luogo dimenticato da dio, sentii che in quella notte c’era qualcosa per cui valeva la pena aspettare: me.

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