TEMPUS FUGIT – RELAX: MA ANCHE NO

Questo è il racconto di una persona che non ha meta.
Quello che fotte la vita delle persone che non hanno una meta è il tempo, o meglio la percezione di esso. Tempus fugit – “devi fare, fare, fare, arrivare, sbrigati, fai, produci, concludi” – ansia. Io non riesco a vivere così, e se ci riesco sono tremendamente infelice.
Ma il tempo è un’illusione, e questa non è filosofia. Tutto ciò che sappiamo è che esiste un passato e un presente. Il futuro non esiste finché non si palesa, quindi in teoria non esiste mai.
Si vive nel passato attraverso i ricordi, talvolta ancorati alla paura di dimenticare e di andare avanti o all’incapacità di farsene una ragione.
Ma tempus fugit.
Il presente è inafferrabile se vivi nel passato. A me è successo di rimanerci intrappolata. La percezione che ne ho avuto è stata di camminare in un lungo corridoio e vedere la porta alla fine del corridoio che si allontanava progressivamente; più camminavo più il corridoio si allungava. Una roba da brutto trip, insomma.
Ora: non si può vivere senza memoria. Soprattutto immaginati cheppalle se ogni giorno fosse nuovo e tu non avessi la consapevolezza di chi sei e di quello che hai fatto ieri. Forse saresti più felice ma non saresti qualcuno, o magari saresti qualcosa di diverso ogni giorno. Comunque, non avresti un’integrità. No, non puoi dimenticare.
L’unica cosa che non ti è concessa ricordare è la prima volta che hai messo piede su questo mondo. Non ti è concesso ricordare la faccia del ginecologo che ti ha dato il benvenuto fuori dalla vagina di tua madre. Tutto il resto, dal momento in cui prendi coscienza di chi sei e di dove ti trovi e di com’è fatta questa realtà, dipende da te e dagli eventi che ti circondano.
La vita è un mistero, il motivo per cui ne viviamo una lo è ancora di più. Sì, sì… lo so a cosa stai pensando: ma quale mistero, è bastato un giretto e sei nata, basta con ‘ste filosofie criptiche. Ahà, è vero. Fa parte del gioco, si chiama mantenimento della specie e con la spiritualità ha a che fare fino a un certo punto.
Comunque parliamone: il sesso. Due sere fa a cena da una mia amica ho parlato a lungo della questione con sua madre, donna di grande cultura. Mi ha raccontato che una volta le è capitato di leggere un libro che si faceva un po’ di pippe mentali a riguardo. Mi fa: “Pensaci, ti mischieresti mai con un altro della tua specie se non ci fosse quell’attrazione prepotente e travolgente che si chiama richiamo sessuale?” Io penso di no. Mi immagino farmi toccare da una persona che non mi attrae e mi sale il vomito. Ma se c’è la chimica, diventa la cosa più bella del mondo.
“Per gli scienziati”, diceva la madre della mia amica, “l’amore è uno scherzetto della natura”. Ci innamoriamo solo perché dobbiamo trovare una ragione che spieghi l’istinto di procreazione. In po(r)che parole: se sei innamorato, sappi che in realtà non lo sei. Ti stai autoconvincendo, o meglio: è la (tua) Natura a importi di innamorarti, perché sei fatto così. Qualcosa che ti appartiene dal profondo di te stesso è talmente forte che non sai controllarlo. Gestisce la tua sfera emotiva e tu resti convinto del fatto che ti sia innamorato di quella persona per questo questo e quest’altro motivo (cit.), ma invece no; alla base c’è sempre l’istinto e di base noi siamo sempre animali – nell’accezione più latina del termine.
Ma tempus fugit, di nuovo. E non sto dicendo che il tempo che passi ad amare un’altra persona sia sprecato. Sono una donna profondamente romantica, anche se non lo do a vedere e me lo tengo per me. Il punto è che sì, credo nell’amore fra gli esseri umani e credo anche che sia una cosa travolgente e profonda; è bello amare e essere amati, ma ho anche capito che non può mai essere per sempre.
Ho invece cominciato a credere nell’amore verso una passione, una cosa che ami fare, una cosa che ti appartiene. In poche parole, ho capito che è doveroso credere nell’amore verso se stessi e che questo, invece, è qualcosa che può e deve durare per sempre.
Amarsi, rispettarsi. Trascorrere più tempo possibile con se stessi, che non è solitudine, ma tempo impiegato in propria compagnia. È da qui che uno può cominciare a vivere il presente – ma parlo per mia esperienza.
Riesco a vivere un momento quando so che amo quello che mi circonda… faccio un esempio. Poche notti fa ho vissuto uno di questi momenti. Ero seduta su una balla di fieno. Il cielo era superstellato e c’era anche la Luna. Una cosa spettacolare, insomma. Sapevo di stare a vivere il presente perché ho sentito quella sensazione, la paura che quel momento prima o poi sarebbe finito. Ho cercato di trattenere le sensazioni tutte al centro dello stomaco perché non volevo che finisse. Poi ho pensato che fino a che ero lì concitata a trattenere, non avrei vissuto niente di quell’attimo. Quindi ho rilassato la pancia, respirato e smesso di trattenere. Il paradosso è che è stato bello proprio perché non è stato eterno.
Tempus fugit, gli attimi pure. Ma poi tornano e questa è la consolazione di quelli che, come me, non hanno meta. Finché c’è l’amore gli attimi tornano e il tempo non è più un nemico.
Forse hanno addirittura ragione gli scienziati: forse l’amore tra due amanti neanche esiste. Ma io posso garantirti che esiste quello che provi verso di te e che, porcocane, parte proprio tutto da lì.

mentre scrivevo:

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16 pensieri su “TEMPUS FUGIT – RELAX: MA ANCHE NO

  1. “E il paradosso è che è stato bello proprio perché non è stato eterno.”

    Mi fa venire in mente una citazione tratta da Knulp:

    “Se le cose dovessero perdurare uguali a sé stesse per l’eternità, certo, mi farebbe piacere, ma le guarderei con più freddezza, pensando: tanto non cambi, non occorre che sia oggi.

    Invece tutto ciò che è caduco e non può rimanere uguale a sé stesso, lo guardo con gioia mista a compassione.”

    Forse è tutto qui il segreto.

    • Knulp … che cosa mi hai ricordato … scoprii quel libro durante un viaggio a Trieste tanto rocambolesco quanto salvifico, durante il quale capitai in un pub che aveva proprio quel nome.
      leggendo quel libro ho iniziato sul serio a “ruminare” questa riflessione “Ho invece cominciato a credere nell’amore verso una passione, una cosa che ami fare, una cosa che ti appartiene. In poche parole, ho capito che è doveroso credere nell’amore verso se stessi e che questo, invece, è qualcosa che può e deve durare per sempre”. chè “sapere” le cose con la testa serve a poco (o a niente), finchè non inizi a masticarle, e sminuzzarle tanto da farle diventare parte integrante delle tue cellule …

  2. Vivere i momenti, assaporarli e gioire di averlo fatto … senza crucciarsi – un attimo dopo – che siano passati. Per noi resteranno, dentro, e a quel punto non dovrebbe importarci nemmeno di ripensarli finiti. Li custodiamo e li abbiamo vissuti, non è forse … il massimo ottenibile?
    Buona domenica!

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