Honestly?

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La musica elettronica, fin dal suo principio (Pietro Grossi, Karlheinz Stockhausen e i primi esperimenti di incisioni su nastro magnetico) non utilizza il linguaggio musicale comune.
Nella musica elettronica i compositori (sì, compositori) si affidano al primo strumento necessario: la mente.
Immaginano, improvvisano, sperimentano, tentano, sbagliano e ricominciano. Vanno alla ricerca di ciò che l’istinto li guida a fare.
Per rispondere alla domanda, AFX non scrive, ma neanche preme tasti a casaccio: c’è qualcosa che nella sua testa prende forma esattamente nel momento in cui la traduce in suono. Come saggiamente riporta Wikipedia, “l’espressione si applica in modo più appropriato a quei generi e a quelle opere musicali in cui l’elettronica non costituisce semplicemente un mezzo utilizzato nel processo di creazione di una registrazione di un brano musicale, ma è viceversa intrinseca alla natura stessa del brano.” – il mezzo elettronico lascia nella musica stessa il suo segno inconfondibile, esso è l’elemento che la contraddistingue dalla musica tradizionale.
Nella musica elettronica non c’è proprio niente da scrivere.

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