“Tutto passa, tutto si dimentica. Ma l’emozione resta autentica”

Credo che il silenzio, per quanto possa aver influito, abbia fatto il suo dovere. Credo di aver riacquisito la lucidità.
Quando il silenzio passa e sopraggiunge la lucidità tutto appare tristemente scolorito, con quel sapore di pasta senza condimento che a un certo punto ti chiedi: cosa manca? Oppure: è sempre mancato qualcosa e io me ne sto accorgendo solo ora? No (piccolo ego dell’autrice), non è mancato nulla, e se anche fosse non sono affari tuoi, impara ad amare quello che proviene da te e da te sola, questo è ciò che veramente conta.

Sì, perché capisco anche quelle persone un po’ meno ancorate a se stesse che quando escono da una relazione lunga si chiedono: mi ha amato come ho amato io? Ecco il segreto per… neanche vivere bene, semplicemente fregarsene delle azioni degli altri: la risposta è che non lo saprai mai, e che non ha alcun senso starci a pensare.

Sì ma l’intensità, il coinvolgimento, l’importanza, la profondità… sono stato equalmente ripagato di ciò che ho elargito? Ancora una volta, piccolo ego, non lo saprai mai… è inutile pensare, ma molto utile invece è parlarne.
Amico lettore, PARLA. Questo è il nodo centrale. Parla ogni qualvolta che lo ritieni necessario, ovviamente dopo aver contato fino a 10 ed esserti fatto gli scrupoli del caso, altrimenti ti starei consigliando di parlare a vanvera come i fessi.
Invece no. Parlare è un’enorme valvola di sfogo che ci consente di non rinchiuderci in noi stessi. Parlare fa pensare, crescere.

E se non si parla Dolore prende una forma molto subdola che, proprio in virtù di una nostra a-patia nei suoi confronti (il fatto che non ne parliamo) può rivelarsi nocivo.
Dolore è di per se qualcosa che blocca il nostro slancio, la nostra vitalità, la nostra curiosità. Siamo tutti presi da questo groviglio di pesantezza che ci occlude lo stomaco che non riusciamo a dedicare attenzioni alla nostra spensieratezza psico-fisica.
Ho scoperto che lottare contro Dolore, marginarlo ai confini di una giornata o scacciarlo con altri pensieri per me è una tattica non vincente. Dolore c’era e ancora c’è. Chi vuoi perculare misero ego?
Invece io dico accettalo, vagli incontro, guardalo dritto negli occhi e lasciati andare. Sì. Lasciarsi andare. Lasciarsi cullare dalla sua infinita tenerezza che poi è quella che provi per te stesso. Piangere se necessario. Ho fatto tutto il necessario fuorché fare finta che Dolore non esistesse. Ho sempre odiato “fare finta”, forse perché infondo invidiavo la gente che lo sa fare o forse perché l’ho sempre disprezzata profondamente come azione, in nome del rispetto verso la realtà delle cose, nemica eterna dell’ipocrisia che va troppo spesso a braccetto con l’umanità.

I momenti in cui Dolore viene a trovarmi sono estremamente intimi, a tal punto che se arrivano quando non mi trovo sola, immancabilmente mi ri-trovo seduta sul divano a pensare. Ho smesso di cacciarlo anche quando sono in compagnia di altre persone. Perché dovrei mentire a me stessa e agli altri fingendo di stare bene e che nulla sia successo perché io mi ritrovi con la pancia contrita da Dolore? Ho smesso di preoccuparmene. Ho smesso di pensare a cosa gli altri possono pensare di me. Se Dolore sopraggiunge nei momenti più inopportuni, quel momento puntualmente si trasforma in un momento opportuno. Perché tutto quello che conta è avere considerazione di se stessi e del proprio status psico-fisico.

Se in un dato momento sei triste, non nasconderti dietro falsi sorrisi che solo ti soffocano l’animo attanagliato da Dolore. Semplicemente non sorridere. Emana tutto quello che sei, in generale e nel particolare di questo specifico momento. Se sei una persona ricca di luce interiore i tuoi occhi lo testimonieranno sempre, anche nel periodo più buio della tua vita. Non avere paura di sembrare triste e debole, sii ciò che senti. Difenditi, il mondo è un cumulo di merda che aumenta ma dentro hai la luce per illuminare il bosco e trovare il tuo sentiero.

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